30 luglio 2018

Daniel Varujan - Ritorno


Questa sera veniamo da voi, 
intonando un canto, 
per il sentiero della luna,
o villaggi!
Nei vostri cortili
lasciate che ogni cane si svegli,
e che le fonti di nuovo
riempiano i secchi ridendo. 
Per le vostre feste dai campi, camminando
vi abbiamo portato con canti la rosa.

Questa sera veniamo da voi, 
cantando l’amore,
per il sentiero della montagna,
o capanne!
Di fronte alle corna del bue
lasciate che infine si aprano le vostre porte,
che il forno fumi, che si incoronino
di un fumo azzurro i tetti.
Ecco a voi le spose con i nuovi germogli
hanno portato il latte con le brocche.

Questa sera veniamo da voi, 
cantando la speranza, 
per il sentiero del campo,
o fienili!
Tra le vostre buie pareti
lasciate che risplenda il nuovo sole,
sui tetti verdeggianti
lasciate che la luna setacci la farina. 
Ecco vi abbiamo portato il fieno raccolto in covoni
la paglia con il dolce timo. 

Questa sera veniamo da voi, 
cantando il pane, 
per il sentiero dell’aia,
o granai!
Nell’oscurità del vostro seno immenso
lasciate che sorga il raggio della gioia;
la ragnatela sopra di voi
lasciate che sia come un velo d’argento;
poiché carri, file di carri vi hanno portato
il grano in mille sacchi. 

27 luglio 2018

Cesare Viviani - La chiarezza del mistero


A cercarsi i viventi, 
a darsi nomi,
a porre sui presenti sentimenti e onori,
a colmare distanze per incontrarsi,
voler raggiungere la certezza dei cuori.


La mente rimane ferma, 

con i suoi segni millenari, 
non va in cerca,
sa che non c'è altra vita.

20 luglio 2018

Giorgos Seferis - Ultima tappa

L'uomo si logora facilmente con le guerre;
l'uomo è molle, un fascio d'erba;
labbra e dita che smaniano per un seno bianco,
occhi che si socchiudono allo sfavillìo del giorno
e gambe pronte a correre, anche se stanche,
al minimo fischio di guadagno.
L'uomo è molle e assetato come l'erba,
insaziabile come l'erba – radici protese i nervi.
Quando è tempo di mietere
preferisce che la falce sibili in altri campi;
quando è tempo di mietere
c'è chi esorcizza il demone gridando,
chi si impaluda nei suoi beni, chi fa dell'oratoria.
Ma gli esorcismi, i beni, l'oratoria
a che servono se sono lontani i vivi?
Oppure l'uomo è un'altra cosa?
Non è questo che trasmette la vita?
C'è un tempo per seminare, un tempo per raccogliere.

13 luglio 2018

Wyslawa Szymborska - Un amore felice


Un amore felice. È normale?
E' serio? è utile?
Che se ne fa il mondo di due esseri
che non vedono il mondo?

Innalzati l’uno verso l’altro senza alcun merito,
i primi qualunque tra un milione, ma convinti
che doveva andare così – in premio di che? Di nulla;

la luce giunge da nessun luogo –
perché proprio su questi, e non su altri?
Ciò offende la giustizia? Sì.
Ciò offende i principi accumulati con cura?
Butta giù la morale dal piedistallo? Sì, infrange e butta giù.

Guardate i due felici:
Se almeno dissimulassero un po’,
si fingessero depressi, confortando così gli amici!
Sentite come ridono – è un insulto.
In che lingua parlano – comprensibile all’apparenza.
E tutte quelle loro cerimonie, smancerie,
quei bizzarri doveri reciproci che s’inventano
sembra un complotto contro l’umanità!

È difficile immaginare dove si finirebbe
se il loro esempio fosse imitabile.
Su cosa potrebbero contare religioni, poesie,
di che ci si ricorderebbe, a che si rinuncerebbe,
chi vorrebbe restare più nel cerchio?

Un amore felice. Ma è necessario?
Il tatto e la ragione impongono di tacerne
come d’uno scandalo nelle alte sfere della vita.
Magnifici pargoli nascono senza il suo aiuto.
Mai e poi mai riuscirebbe a popolare la terra,
capita, in fondo, di rado.

Chi non conosce l’amore felice
dica pure che in nessun luogo esiste l’amore felice.
Con tale fede gli sarà più lieve vivere e morire.

08 luglio 2018

Franklin Mieses Burgos - Canzone dell'amata senza presenza


Prima che la tua voce avesse il colore dello squillo
e i tuoi occhi due ombre salmastre come alghe;
quando anche il tuo sorriso non era una strada aperta
per illuminare l'alba, ma una melodia
in un paese remoto nel pomeriggio;
Allora, ti ricordi?
Eravamo tuttuno nell'unità di Dio,
e il mio alito di vita era il tuo stesso respiro,
perché eri me stesso.

Oh indecifrabile enigma della rosa e del vento:
Mi amavo in te stessa!
Il tramonto non era ancora un uccello morto
appeso tra due rami,
né la notte faceva male
nella piccola angoscia delle radici,
né il cielo era uno straccio,
né il mare una foglia verde senza sirene.

Forse i gigli non erano ancora gigli,
né stelle, le stelle;
né il sole un sorriso di alti chiarori
nato tra due stelle; ancora, ti dico,
che nulla aveva una forma risoluta tra le cose;
l'aria non era aria, ma una farfalla:
solo una farfalla con le ali spiegate.

Che dolore non vederti camminare
come il profilo sonnambulo di un'ala
tra gli alberi miti senza luna,
né fluttuare nella notte da sola e da sola,
come un uccello perso nella nebbia.

Tuttavia, eravamo entrambi insieme
senza che la tua ombra
urlasse per il freddo della parola "mai"
la sua agonia; senza alcun dolore,
per lo stesso silenzio in cui sei morta,
spigolare una rosa di tenerezza
come ricordo un'anima che se ne stava andando.

Che dolore non vederti
tra queste molte cose che non erano:
Le montagne i nidi, le rane e il pesce,
la grande luna
bagnato di canzoni,
la terra blu e la mattina verde.

Che dolore non vederti;
perché questo era il momento
unico e preciso di dire le cose come sono:
già il vento sarebbe vento; il viola, viola.

La mano dell'arcano ha messo la sua impronta
sopra ogni cosa; Si poteva essere:
Donna, stella o rosa.

Ma tu fosti un tramonto.
Solo un tramonto!

07 luglio 2018

Josefina Dautbegovic - Finestra


Una dopo l’altra cadono le illusioni
Apri la finestra
Fuori bagnato di lacrime se ne sta
il mio angelo caduto
e prega
per la mia redenzione
Fuori cade pura rugiada
e crolla il buio sui tetti
Apri la finestra
Dietro al cespuglio le cui gemme guardavamo insieme
se ne sta misero e scalzo
e ha freddo
Chiamalo
A tutte le parole tenere risponde
Fuori si addensa la notte
e le stelle cadono sull’asfalto sporco
Negli angoli delle strade dove la luce non arriva
abitano i senzatetto con le scarpe
Il mio angelo ha perso più
della casa e della misericordia
Se risponde
abbiamo ancora una possibilità.